Castellarano
Io e la bionda ci mettiamo in macchina per andare a Castellarano, che non sappiamo bene cosa sia fino a che non ci arriviamo. E già arrivarci non è facile, però c'è l'Eleonora che recita e fa Giulietta quindi è un motivo valido per andarci. Ripensandoci, potrebbe fare qualsiasi cosa e sarebbe comunque un motivo valido. Ci dovrebbe essere una festa dell'uva a Castellarano, invece arriviamo e c'è una piazza con un'orchestra di liscio che canta "la paloma fa cucuruccucu" e lo stand degli gnocchi fritti. Noi che ci aspettavamo una rocca e Shakespeare recitato dentro. Parcheggiamo, facciamo un po' di strada a piedi ed effettivamente troviamo la rocca. C'è una salita che pare infinita, in cima alla quale c'è l'entrata alla festa, paghiamo tre euro e siamo dentro. E' proprio una rocca, penso, perchè c'è una collina spuntata non si sa da dove e tutt'intorno ci hanno costruito delle mura e altri edifici che sanno molto di medievale. Ma non riesco a rendermene conto che arriva uno con addosso una veste marrone e un cappuccio che mi dice qualcosa del tipo "Vieni con me, che il sommo maestro vuole vederti". Io lo guardo un po' stranito, però se il sommo chiama non puoi esimerti, penso. Questo strano tipo mi indica una tenda, dentro alla quale c'è un tipo con una palandrana scura e un tavolino davanti con due candele e due bottiglie. "Salve, sommo maestro", non faccio in tempo a dirgli che quello comincia ad agitarsi e ad urlare "Solo una persona alla volta può visitare il sommo maestro". Era la bionda che mi stava seguendo dentro la tenda, senza aver compreso per niente la solennità del momento. Finalmente rimaniamo solo io e il maestro e lui mi chiede di prostrarmi, come segno di deferenza o roba del genere: "Lo faccio volentieri, sommo", gli rispondo, prima di rendermi conto che le mie ginocchia finiscono su due sassi sporgenti e mi fanno un male boia. Ma ormai è tardi. "Ora ti farò un indovinello - mi spiega il sommo - e solo se risponderai in maniera corretta avrai salva la vita. Altrimenti non uscirai da questa tenda, nemmeno ricordo che fine ha fatto l'ultimo che vi è entrato". Mi chiede se sono pronto. "Sono pronto, sommo". Lui mescola le sue mani, gira le sue dita e mi spara: "Allora, dimmi qual è il contrario di primavera". Io lo guardo e penso subito: "Facile, arevamirp..". Poi, però, lo guardo e sorridendo gli dico: "Sommo, la mia risposta è...: dopofalsa". Il sommo mi fissa per un attimo sorpreso, poi ride. Ma ride veramente, non è il sommo che ride, è lui che ride. "Sei stato molto intelligente e spiritoso e sei andato molto vicino alla risposta, purtroppo hai sbagliato". Eh, ci ho provato, penso io. "Ma avrai salva la vita, dovrai solo bere dall'ampolla dell'oblio e giurare che, una volta che ti avrò rivelato la risposta, non la dirai a nessuno" e mi porge una bottiglia. Acconsento. "La risposta esatta era... ultimafalsa". Ora sono io che rido. Mentre bevo dall'ampolla dell'ottimo lambrusco dell'oblio, però, penso che è la sintesi di cosa sono io e di come sto al mondo. Era ovvio, ultimafalsa è molto più immediato di dopofalsa, che, tra l'altro, non vuol dire assolutamente niente. Io ho capito il gioco, ma ho dato la risposta più complicata. Non quella semplice, immediata, logica. E non so perchè, altrimenti credo, avrei dato la risposta giusta. Però, poi penso anche che non mi dispiace affatto aver detto dopofalsa, perchè quello sono io, un po' storto, un po' sbagliato, un po' atipico. Certo, dicessi mai una volta ultimafalsa, però, starei un po' meglio.

