Sunday, September 23, 2007

Castellarano

Io e la bionda ci mettiamo in macchina per andare a Castellarano, che non sappiamo bene cosa sia fino a che non ci arriviamo. E già arrivarci non è facile, però c'è l'Eleonora che recita e fa Giulietta quindi è un motivo valido per andarci. Ripensandoci, potrebbe fare qualsiasi cosa e sarebbe comunque un motivo valido. Ci dovrebbe essere una festa dell'uva a Castellarano, invece arriviamo e c'è una piazza con un'orchestra di liscio che canta "la paloma fa cucuruccucu" e lo stand degli gnocchi fritti. Noi che ci aspettavamo una rocca e Shakespeare recitato dentro. Parcheggiamo, facciamo un po' di strada a piedi ed effettivamente troviamo la rocca. C'è una salita che pare infinita, in cima alla quale c'è l'entrata alla festa, paghiamo tre euro e siamo dentro. E' proprio una rocca, penso, perchè c'è una collina spuntata non si sa da dove e tutt'intorno ci hanno costruito delle mura e altri edifici che sanno molto di medievale. Ma non riesco a rendermene conto che arriva uno con addosso una veste marrone e un cappuccio che mi dice qualcosa del tipo "Vieni con me, che il sommo maestro vuole vederti". Io lo guardo un po' stranito, però se il sommo chiama non puoi esimerti, penso. Questo strano tipo mi indica una tenda, dentro alla quale c'è un tipo con una palandrana scura e un tavolino davanti con due candele e due bottiglie. "Salve, sommo maestro", non faccio in tempo a dirgli che quello comincia ad agitarsi e ad urlare "Solo una persona alla volta può visitare il sommo maestro". Era la bionda che mi stava seguendo dentro la tenda, senza aver compreso per niente la solennità del momento. Finalmente rimaniamo solo io e il maestro e lui mi chiede di prostrarmi, come segno di deferenza o roba del genere: "Lo faccio volentieri, sommo", gli rispondo, prima di rendermi conto che le mie ginocchia finiscono su due sassi sporgenti e mi fanno un male boia. Ma ormai è tardi. "Ora ti farò un indovinello - mi spiega il sommo - e solo se risponderai in maniera corretta avrai salva la vita. Altrimenti non uscirai da questa tenda, nemmeno ricordo che fine ha fatto l'ultimo che vi è entrato". Mi chiede se sono pronto. "Sono pronto, sommo". Lui mescola le sue mani, gira le sue dita e mi spara: "Allora, dimmi qual è il contrario di primavera". Io lo guardo e penso subito: "Facile, arevamirp..". Poi, però, lo guardo e sorridendo gli dico: "Sommo, la mia risposta è...: dopofalsa". Il sommo mi fissa per un attimo sorpreso, poi ride. Ma ride veramente, non è il sommo che ride, è lui che ride. "Sei stato molto intelligente e spiritoso e sei andato molto vicino alla risposta, purtroppo hai sbagliato". Eh, ci ho provato, penso io. "Ma avrai salva la vita, dovrai solo bere dall'ampolla dell'oblio e giurare che, una volta che ti avrò rivelato la risposta, non la dirai a nessuno" e mi porge una bottiglia. Acconsento. "La risposta esatta era... ultimafalsa". Ora sono io che rido. Mentre bevo dall'ampolla dell'ottimo lambrusco dell'oblio, però, penso che è la sintesi di cosa sono io e di come sto al mondo. Era ovvio, ultimafalsa è molto più immediato di dopofalsa, che, tra l'altro, non vuol dire assolutamente niente. Io ho capito il gioco, ma ho dato la risposta più complicata. Non quella semplice, immediata, logica. E non so perchè, altrimenti credo, avrei dato la risposta giusta. Però, poi penso anche che non mi dispiace affatto aver detto dopofalsa, perchè quello sono io, un po' storto, un po' sbagliato, un po' atipico. Certo, dicessi mai una volta ultimafalsa, però, starei un po' meglio.

Friday, August 17, 2007

Dice la leggenda di osservare l'ombra della statua del Nettuno seduti con la schiena appoggiata al muretto della fontana. Solo così, continua la leggenda, puoi fare caso a quel contorno perfetto e al piccola fessura di luce che si crea tra la sua schiena e il pilastro. In quella posizione, appoggiato al muretto, devi aspettare che ti cada addosso una goccia della fontana. E solo allora potrai esprimere un desiderio. Ma dopo che l'hai fatto, si raccomanda la leggenda, non ti alzare, ma resta ancora un po' a guardare l'ombra proiettata sul muro, la sua forma perfetta e quella piccola fessura. Solo alcuni sanno che la leggenda non finisce qua. Si tratta di quei pochi che si sono fermati un attimo in più, dopo la caduta della goccia, rapiti dalla visione dell'ombra e dal silenzio della notte. Hanno alzato lo sguardo e hanno visto due finestre, a pochi metri di altezza da terra. Improvvisamente, le persiane di una delle due si sono spalancate ed è apparsa una ragazza. Sembra stia sorridendo, ma è solo una piega del suo viso. I suoi occhi brillano e risaltano a fianco dell'ombra scurissima della fontana. Incrocia il tuo sguardo e si porta le mani ai capelli. Se li scioglie e rivela due trecce così lunghe che toccano terra. Ti invita a salire, stavolta sfoderando un sorriso seducente e irresistibile. Muove la bocca e ti sussurra qualcosa che non puoi afferrare. E poi, all'improvviso, svanisce nel nulla, come dal nulla era arrivata, lasciandoti il cruccio di quello che avresti voluto ascoltare. Un sogno, temo, nient'altro che un sogno è questo: troppo dolce e lusinghiero per essere realtà.

Friday, June 01, 2007

hai ragione, starò attento. un problema l'ho risolto, ho spedito la bionda in giro per l'europa (la stronza!), così non ci spia. il secondo non so, perchè tu non sei affidabile proprio per nulla e non stai mai zitta. cioè, dico, almeno aggiungermi su scaip!
comunque, ora sono un uomo moooooolto impegnato, quasi come te, per cui non ho più molto tempo per farmi lunghe camminate di pensieri. poi mi sento anche un po' scemo, ci pensavo proprio oggi, per l'appunto. cioè, mi ci vedi, mettermi qui e chiederti quello che mi hai detto quella sera e che io non ho capito (cosa vuoi che capissi quella sera?), sulla bionda e me e te e mai da soli perchè l'ha detto lei, ma cosa ha detto lei? perchè non contano i tarli ma rodono, poi nei tarli ci sguazzo. e poi, io faccio lo stupido, parlo di te, papera-cigno, lei mi sfotte, io piango per finta così lei mi risfotte di nuovo. però, la verità, è che io avrei proprio voglia di rivederti. no, non è vero: non l'ho mai detto, anche questa frase si autodistruggerà. sì, insomma, mi ci vedi mettermi qui e chiederti roba del genere? naaaa

z.